1997-2007: dieci anni di documenti informatici
di Sergio Contessa
Resoconto del Convegno dal titolo:"1997-2007:DIECI ANNI DI DOCUMENTI INFORMATICI A CHE PUNTO SIAMO CON L’AMMINISTRAZIONE DIGITALE?"
La registrazione audio-video dell'evento è disponbile su radioradicale.it
Si è svolto il giorno 31 maggio 2007, a Roma nella sede di Palazzo Marini, il Convegno dal titolo:”1997-2007:DIECI ANNI DI DOCUMENTI INFORMATICI A CHE PUNTO SIAMO CON L’AMMINISTRAZIONE DIGITALE? “
Organizzato da Computerlaw, oltre che da “Il nuovo diritto” e “Cybercrime Working Group”, il convegno è stato ricco di informazioni, aneddoti ed episodi inediti, spunti critici, ma anche di speranze per il futuro. Il grande spessore dei relatori e dei loro interventi che hanno anche stimolato dibattiti a braccio densi di informazioni, oltre che piccoli divertenti confronti, hanno fatto sì che l’incontro che doveva concludersi entro le 19.00 sia terminato poco prima delle 20.00.
Moderatore del convegno un bravissimo (non è un giudizio di parte!) Avv. Marco Scialdone che ha introdotto i relatori stimolando spesso spiritose battute fra gli stessi ed ha sapientemente colmato le attese tra un intervento e l’altro con riassunti dalla precisione giornalistica.
L’apertura al Prof. Renato Borruso, padre dell’informatica giuridica, che, con la passione che lo contraddistingue, ha illustrato un escursus storico della nozione di scrittura nella comunicazione e dell’evoluzione nelle sue diverse forme. Ha poi focalizzato il concetto di scrittura informatica in 3 punti: la nozione di scrittura, la nozione di supporto della scrittura e quella di mezzo tecnico per scriverci sopra. La funzione della scrittura è soprattutto quella di comunicare e, considerando che tra i tanti mezzi utilizzati la carta è solo uno tra questi, non si può identificare la carta con la scrittura. Una delle più grandi rivoluzioni nell’ambito della comunicazione è stato il telegrafo che insieme all’alfabeto morse ha reso possibile effettuare una comunicazione con l’uso della elettricità. Questa invenzione ha trasformato il mondo in un villaggio globale permettendo la diffusione a grandi distanze delle comunicazioni tra gli uomini a velocità quasi della luce. Ma allora che differenza esiste tra la scrittura elettrica e quella elettronica? Perché oggi le due parole si usano come sinonimi e perché in generale si sta perdendo il significato delle parole? Nei dispositivi di comunicazione elettronici l’elettricità non si trasmette via filo ma attraverso altri mezzi. Allora che differenza esiste tra la scrittura elettronica e la scrittura informatica? Il Prof. Borruso ha dunque concluso senza approfondire, purtroppo per la necessità di contenere il tempo del suo intervento, indicando le tre tappe fondamentali dell’uomo: la scrittura amanuense, la scrittura tipografica e la scrittura informatica.
L’Avv. Enrico De Giovanni, come coautore del CAD (Codice dell’amministrazione digitale) nella precedente legislatura, ha illustrato quali furono le premesse che portarono alla redazione del Codice ed ha raccontato l’esperienza, davvero interessante, maturata nel corso della sua realizzazione. Il Codice ha raccolto gli sforzi fatti negli ultimi 15 anni e si pone oggi come riferimento per l’utilizzo delle nuove tecnologie sia da parte dei privati che della PA. Fondamentali sono state 3 tappe: la nascita del CNIPA nel 1993, l’art.15 della legge Bassanini 59/97 e la Rupa. Altro punto fermo, in materia di documento informatico, è la libertà delle forme nel nostro ordinamento civilistico e l’inutile sforzo di prevedere una sua definizione che invece è insita nella sua nozione. Anche se nel CAD una definizione è stata ugualmente inserita, questa previsione è stata strumentale al riconoscimento di una valenza superiore a quello scritto su carta, e sottoscritto dal suo autore, al documento informatico sottoscritto digitalmente (ndr. l’inversione dell’onere della prova). Ma quale è il ruolo della PA? La PA, secondo l’Avv. De Giovanni, oggi più che mai svolge un’attività a servizio della collettività e l’utilizzo delle nuove tecnologie aiuta la stessa ad attuare i principi fondamentali della 59/97 e della nostra Costituzione: tra questi la trasparenza, l’efficienza e la piena conoscibilità dell’attività dell’amministrazione con il riconoscimento al cittadino-utente di attivare controlli sull’operato della stessa (realizzando così anche i principi della 241/90). La strada tracciata dal CAD deve essere percorsa dalla PA sfruttando l’interconnessione delle reti e l’interoperabilità. Ma la sua concreta attuazione sarà possibile solo risolvendo problemi economici, culturali, di infrastrutture e con un’idonea formazione dei dipendenti dell’amministrazione.
L’Avv. Andrea Lisi ha affrontato l’argomento dei CRM, della profilazione del cittadino e della certificazione dei processi nel futuro dell’amministrazione digitale partendo dal rapporto tra la PA digitale ed i suoi cittadini digitali. I problemi in generale sono quelli culturali, formativi (dei dipendenti PA) e quelli legati al digital divide. Successivamente il relatore ha posto semplici domande: esiste oggi un nuovo diritto all’accessibilità informatica? Esiste un diritto all’anonimato informatico? Che valore ha un documento informatico? Affrontando il complesso problema del cambio di mentalità nella PA e della sicurezza informatica, ancora oggi così sottovalutata, l’Avv. Lisi ha concluso ipotizzando che nel futuro, non tanto prossimo, dovremo misurarci con una nuova nozione di persona: la “persona elettronica”.
Il Prof. Massimo Melica, dopo una breve sintesi storica dalla legge Bassanini ad oggi, ha affrontato il nodo cruciale del progresso informatico e le difficoltà tecnologiche nel nostro Paese.
Nonostante la Legge Bassanini abbia dato il via ad una serie di norme innovative sia per la semplificazione della P.A. che per l’innovazione della stessa, ancora molto poco è stato fatto e pochi sono stati i passi avanti. Sebbene l’Italia sia stata la prima ad aver affrontato sia sotto il profilo normativo sia sotto il profilo tecnologico la gestione dei documenti, la firma digitale ed il protocollo informatico, oggi, dopo dieci anni, almeno in Europa è fanalino di coda a causa del tempo perso tra proclami, inaugurazioni, avvio di progetti restati incompiuti e tantissimo denaro impegnato. Abbiamo oggi pochissimi esempi di P.A. completamente digitalizzata, in molti
casi gli stessi elementari strumenti di trasparenza, come il protocollo informatico, restano disattesi. La normativa, anche se perfettibile, esiste come anche gli strumenti tecnologici: manca solo una concreta attuazione. Il problema purtroppo è anche culturale. Il Prof.Melica ha fatto infine un’amara considerazione: oggi i giovani non hanno una cultura digitale perché utilizzano la rete impropriamente limitando la loro apertura al digitale solo ai giochi ed alle chat; inoltre non vengono sviluppati e tutelati l’open source ed i diritti digitali.
L’Ing. Massimo Penco ha iniziato il suo intervento partendo da una critica al SPC (sistema pubblico di connettività) ed affermando che è necessario garantire l’interoperabilità con il resto del mondo e non solo in Italia. Successivamente l’ingegnere si è soffermato sulla sicurezza informatica e la sua sottovalutazione soprattutto nella posta elettronica.
La dott.ssa Annalisa Ranieri, ha affrontato la tematica del Document Management e le disposizioni in materia di archiviazione informatica. In Italia, purtroppo, l’informatizzazione e l’innovazione sono possibili solo se è presente un obbligo normativo. Le difficoltà maggiori sono identificabili nella scarsa preparazione informatica degli addetti e nel retaggio culturale duro a scomparire delle procedure cartacee di gestione documentale.
L’Ing. Pasquale Russo dopo un breve quadro storico dalla prima legge Bassanini ad oggi, si è ritrovato sostanzialmente d’accordo con i precedenti relatori nel criticare la stagnazione italiana nel campo delle applicazioni delle nuove tecnologie dal 2001 ad oggi. La volontà politica, la mancanza di un substrato culturale, l’inconsistenza della preparazione professionale ne sono le cause principali.
Il Prof. Franco Bassanini ha iniziato da una considerazione di fondo: siamo rimasti fermi al 2001? Dal 1997 ad oggi sono stati fatti passi avanti ed indietro. I numerosi interventi normativi di carattere generale e la grande mole dei decreti di attuazione, per ultimo anche in parte il CAD, hanno purtroppo irrigidito il sistema. Sarebbe bastato confermare pieno valore giuridico al documento informatico e lasciare al naturale assetto ed aggiustamento nel tempo la sua affermazione. Nel 2000 il progetto originario di e-governament prevedeva poche norme e accordi tra Governo ed enti locali. Oggi il progetto di e-governament riproposto dal nuovo Governo è sostanzialmente quello del 2000 che fu disatteso ed abbandonato. Rimane, di fondo, un problema culturale ma c’è anche il difetto tipicamente italiano dei Governi che si succedono di buttare tutto quello che è stato realizzato dal precedente esecutivo compreso quello che di positivo era stato fatto. Dal 1997 ad oggi si è pensato soprattutto alla digitalizzazione del front-office della PA abbandonando sostanzialmente il progetto che riguardava il back-office. I progetti esistono dal 2001, ma sono rimasti solo “best practice” e unicamente con la proverbiale buona volontà potranno essere concretamente attuati.
Il convegno si è chiuso con alcune certezze ed una speranza. Le certezze sono la presenza di un’abbondante normativa in materia, le conoscenze e le menti esperte per applicarla ed i pochi soldi per realizzarla. La speranza: la buona volontà per attuare tutti i progetti già abbondantemente “pensati”.
Inserito il 07/06/2007 | Informatica e P.A.
